A proposito di Caspar Wester Friederich

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Photo de Martin Argyroglo (pour le site du théâtre Nanterre/Amandiers)

 

Il Théâtre des Amandiers si trova a Nanterre, a qualche stazione di RER da Parigi. Per arrivarci, bisogna attraversare un parco, con laghetto e anatre, che ricorda un po’ Central parc. Da lontano si scorgono le torri del polmone finanziario della capitale: La Defense. Negli anni sessanta questa zona era ancora un terreno abbandonato con qualche baracca. Stasera quattro ragazzini tirano dei calci svogliati a un pallone e una folla sparpagliata, in tutine colorate, corre ascoltando della musica.

 

Philippe Quesne dirige il teatro nazionale des Amandiers, con Nathalie Vimeux, da gennaio del 2014. Il loro arrivo ha portato una svolta decisiva nella programmazione artistica, che è ormai una delle più innovatrici del panorama francese.

 

Questa sera Philippe Quesne presenta la sua nuova creazione Caspar Wester Friederich. Attirata dal titolo e dal mio interesse per il romanticismo e i suoi martiri mi ritrovo tra gli ultimi spettatori a penetrare nella sala prima che si spengano le luci. Appena in tempo.

 

Lo spazio è vuoto. E’ un cantiere, più precisamente il cantiere di un museo,ma questo non lo sappiamo ancora. Dei cowboys vanno e vengono. Si siedono vicino a un fuoco di carta igienica, illuminata da una luce rossa, e cominciano a strimpellare una chitarra e a cantare.

 

Siamo nel far west ma il contesto ambientale è cambiato. Siamo in un far west nordico, romantico…in un far west germanico e umido. Bianco, celeste e grigio. Il sogno e la fantasticheria sono tornati a governare la Germania opponendosi al ferreo governo di Angela Merkel. Niente di stupefacente dato che i cowboys, di Philippe Quesne, hanno la pretesa di ricostruire il paesaggio e forse anche l’universo.

 

Il teatro, diventato museo, non è in fondo che un atelier per creare paesaggi. Gli ingredienti preferiti di questi “cowboys romantici” sono le nuvole, il fumo, l’acqua e le pietre (spesso bianche come iceberg e leggere come polistirolo).

 

Quest’universo non è che una reinterpretazione dell’opera di Caspar David Friedrich, pittore romantico, autore del famoso quadro Viandante sul mare di nebbia: un uomo di spalle osserva e sembra sfidare un paesaggio di rocce invaso dalla nebbia. Nonostante il soggetto sia in primo piano il paesaggio si staglia immenso di fronte a lui. Ancora una volta l’uomo è solo di fronte a una natura bella e feroce.

 

Questo rapporto alla natura, tipico del romanticismo tedesco, è paragonato da Philippe Quesne all’atmosfera dei film western: degli uomini soli, in un desertosconfinato, che contemplano il tramonto. L’ironia domina e ci si riserva delle sorprese divertenti: i « cowboys romantici » parlano alle pietre e bevono dell’acqua piovana, raccolta direttamente sul palco, in bicchieri da champagne.

 

E’ complicato rendere l’immensità della natura in un teatro ed è per questo che l’idea del museo permette di accettare la rappresentazione di una natura grandiosa ma in scala ridotta. Le forze della natura, per quanto addomesticate, hanno comunque un ruolo importante. Per cinque minuti assistiamo a un’eruzione meccanica di fumo che ricorda il ballo della polvere del Massacre de printemps di Romeo Castellucci.

In Caspar Wester Friedrich, come in molti spettacoli di Philippe Quesne, non c’è una trama narrativa. Tutto inizia e finisce con il tentativo di creare un’atmosfera e cercare di farci entrare gli spettatori. Malgrado la potenza visuale del suo lavoro Quesne non riesce a eliminare una certa noia. Eppure ho l’impressione che l’attitudine ricercata da Philippe Quesne nello spettatore sia di per sé rischiosa: nei suoi spettacoli il pubblico assiste a delle visioni. Il problema è la qualità delle visioni…

I dialoghi sono rari, le parole sono soprattutto delle proclamazioni ripetitive di frammenti di Hölderlin, Goethe, Rilke e Schiller.

Il tempo si dilata. Troppo. I cowboys montano un accampamento con tende e sacchi a peli. All’improvviso il palco si riempie di colori sintetici. Le luci si abbassano. Accendono per una seconda volta il fuoco di carta igienica e i canti riprendono. Tutto può cominciare daccapo un’altra volta.

Camilla Pizzichillo

 

Caspar Wester Friederich di Philippe Quesne dal 15 al 19 febbraio 2016 Théâtre Nanterre / Amandiers.

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