Cronache dalla crisi

(Sapevi che in cinese l’ideogramma di « crisi » vuol dire anche « opportunità » ?)
vecchia con cavallo045.jpg
Un disegno di Lara Cani
Sono nel bus che mi porta a Piera, accanto allo splendido MontSerrat, cuore battente della catalogna mistica, grazie alle sue forme lunari e alla Madoneta, una graziosa statuetta medievale di una vergine nera.
Starò un mese (con una breve incursione barcellonese per andare dal dentista e per animare dei bambini già molto animati in un ristorante sushi-fusion) facendo la raccolta di olive in cambio di vitto e alloggio in una comunità di Amma (leader spirituale/umanitaria/ecologista indiana).
Sono emozionato, mi scappava la pipí da morire, ma non l’ho fatta per paura di perdere il bus. Quando ho chiesto se il bus era quello giusto mi hanno risposto (« no te preocupes, rey ») delle vecchiette pendolari che fanno ogni giorno il tragitto. Si siedono accanto all’autista pronte ad affrontare il loro viaggio quotidiano con lo spirito complice e casinista di una gita scolastica. Parlano spagnolo, non catalano, uno spagnolo vivo, con parolacce, ma senza accento. Il loro villaggio di origine, che loro chiamamo « El Pueblo » e non c’è bisogno di dire il nome, sicuramente situato in qualche aria povera della spagna profonda, Extremadura per esempio, è ormai lontano. Ridono, prendono in giro l’autista perché non conosce le scorciatoie (« guapo, donde nos llevas ahora? Non ti sei ancora imparato le fermate! »), chiedono scherzosamente  alle vecchiette che entrano con le buste della spesa un dazio (« dame una lechuga »), si chiedono notizie (« donde esta la maria que siempre se sienta aqui? » « Que dices? Hoy es martes! La maria esta de reposo! »), parlano di uomini (« i migliori sono finocchi oppure già presi »), si spiegano a vicenda come usare il telecomando satellitare, cantano, commentano tutto come se fosse un film (« questo qui non c’ha fretta » di un passante qualsiasi). Dico all’autista « certo che qui non ci si annoia! ». E le vecchiette: « certo! mica siamo come Carlos, sempre con quella faccia amareggiata! ». L’autista aggiunge « Attento che gli stai simpatico, ora ti ti mettono in casa loro, ti danno da mangiare e da dormire. Non ti fidare ». A un certo punto una tutta seria « sapete che il mio compagno… »…non l’avesse mai fatto! Le altre piegate in due dalle risate « il mio compagno… »… »ah ah, ecco la moderna ». C’è un crepuscolo struggente, le luci del bus spente, scrivere mi permette di raggiungere uno stato particolare, direi di osservatore entusiasta, e raggiungere questo stato è piú importante del testo che viene fuori, mi reinnamoro della vita in un momento di crisi esistenziale un po’ post-adolescenziale ma necessaria (« chi sono? Qual è la mia missione? »). Scendo dal bus, alla fermata qualcuno (forse una delle vecchiette) ha lasciato delle vecchie sedie di casa in ottimo stato su cui aspettare il bus, una da cucina, l’altra da salotto buono, una bianca di plastica da giardino, una da ufficio, rosa, un’altra di legno dipinta di un blu da isola greca…
Andrea Verga
Publicités

Laisser un commentaire

Entrez vos coordonnées ci-dessous ou cliquez sur une icône pour vous connecter:

Logo WordPress.com

Vous commentez à l'aide de votre compte WordPress.com. Déconnexion / Changer )

Image Twitter

Vous commentez à l'aide de votre compte Twitter. Déconnexion / Changer )

Photo Facebook

Vous commentez à l'aide de votre compte Facebook. Déconnexion / Changer )

Photo Google+

Vous commentez à l'aide de votre compte Google+. Déconnexion / Changer )

Connexion à %s