Né un medico né un angelo

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Une photo de La Rousse

Il poeta Iosif Brodskij parla del poeta Wystan Hugh Auden

A curare è l’intonazione con cui si parla al malato. Questo poeta si aggirò tra i casi gravi- spesso terminali- del mondo non già in veste di chirurgo, ma come un’infermiera e ogni paziente sa che sono le infermiere, alla fine, non le incisioni del bisturi, a rimettere la gente in piedi. E’ la voce di un’infermiera, e cioè dell’amore, quella che si ode nel discorso conclusivo di Alonso a Ferdinando in Il mare e lo specchio:

 

But should you fail to keep your Kingdom

And, like your father before you, come

Where thought accuses and feeling mocks,

Believe your pain…

 

E se dovessi perdere il regno

E proprio come tuo padre

Ritrovarti dove il pensiero

Accusa e il sentimento deride,

Tu, credi al tuo dolore…

 

Né un medico né un angelo, né –  meno che mai – la persona amata o un parente ti diranno parole simili nel momento della tua definitiva sconfitta: solo una infermiera o un poeta può dirle, per esperienza e insieme per amore.

Dal saggio “Per compiacere un’ombra”, nel libro Fuga da Bisanzio (nell’originale inglese Less the one)

Traduzione di Gilberto Forti

Traduzione dei versi di W.H. Auden di Andrea Verga

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