Artisti e Artigiani d’eccellenza – Costumi di scena del Teatro Massimo

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Costume di Francesco Zito: Pistola / Ford, Falstaff. Fotografia di Andrea Verga.

Mostra ideata e curata da Gloria Martellucci, architetto e studiosa di storia urbana e di storia teatrale. Ha collaborato Anna Tedesco

11 maggio – 11 giugno, prorogata fino a metà Settembre

 

« Se ci pensi i costumi sono l’unica cosa concreta, che si può toccare, che resta di un grande spettacolo ». Con questa semplice frase Gloria Martellucci, curatrice e ideatrice della mostra, mi restituisce l’urgenza e la passione con cui è andata a stanare dai depositi del Teatro Massimo di Palermo costumi e bozzetti, veri e propri capolavori a opera di grandissimi artisti, di scenografi e costumisti italiani e internazionali per mostrarli al pubblico e agli appassionati. Un’occasione tra l’altro per schedarli e per cominciare a creare, grazie al fondamentale catalogo, un inventario di tutte queste perle nascoste. Qualche nome? I pittori e disegnatori Luzzati, Afro, Guttuso, Altan, Scialoja, Sironi. Poi: i premi nobel Danilo Donati, Franca Squarciapino e Piero Tosi; Francesco Zito, prolifico collaboratore del Teatro Massimo, che nella stagione che si sta concludendo ha firmato i costumi di un’elegante Traviata che s’ispira al Liberty palermitano e di Tosca.

Questi costumi e bozzetti sono una testimonianza vivente, tangibile, appunto, di produzioni di grande creatività e qualità, opere di « Artisti e Artigiani d’eccellenza » per riprendere il bel titolo della mostra. Testimonianza di un’arte nel senso etimologico del termine, dal latino Ars (da cui viene anche Artigianato) che corrisponde al greco Techné, da cui noi abbiamo ereditato la parola Tecnica, che abbiamo poi relegato nell’uso ad ambiti, appunto, tecnico-scientifici, prigionieri di una visione romantica dell’arte come pura ispirazione. Una visione basata, tra l’altro, su una gerarchia delle arti, in cui primeggiano la Poesia e la Musica, che considera i costumi e le scene come elementi accessori, opere, appunto, di artigiani e non di artisti. Questa mostra ha il merito, fondamentale, di aiutare a ricucire questa separazione assurda e superata, tra artisti E artigiani. Perché ogni grande spettacolo è unico e uno, ogni elemento concorre alla sua realizzazione. Non ci sono elementi accessori, tutto è necessario. E anche perché si tratta di una divisione che non regge storicamente. Prendiamo un esempio fiorentino: il grande costumista Piero Tosi fu allievo del pittore Ottone Rosai, a sua volta figlio di un artigiano…

La mostra è nata da un’idea di Gloria Martellucci, fondatrice e consigliere dell’associazione Amici del Teatro Massimo, per festeggiare i 20 anni dalla riapertura del teatro. Inizialmente doveva durare un mese, ma è stata giustamente prorogata fino a metà settembre. E’ allestita nella sala pompeiana, probabilmente la più bella di tutto il palazzo, con quella cupola che potrebbe ricordare il pantheon e quegli affreschi colorati e danzanti.

L’allestimento è affascinante. Cominciamo con un cartellone esplicativo, poi i bozzetti, adagiati in semplici ed eleganti bacheche con lo sfondo rosso (alcuni meravigliosi, indimenticabile la Clitennestra di Luzzati), e qualche costume, il tutto esposto in modo chiaro e « scientifico » nella luminosa galleria che collega la sala pompeiana con la sala dove si esercitano i ballerini e le ballerine. Poi si entra nella sala pompeiana dove si respira un’altra aria. Il tavolo tondo nel mezzo con sopra adagiati dei tessuti panneggiati e alcuni angoli ci ricorderanno un camerino o un boudoir di un palazzo veneziano: leggii bellissimi, di legno, a forma di lira, spartiti con le loro diciture poetiche « punta d’arco, fermamente », cappelli con piume di struzzo, maschere, tavolini, stoffe di velluto sapientemente « dimenticate » in un angolo, giochi di specchi.

Volendo sognare c’è abbondantemente il materiale, se pensiamo che quanto esposto è una parte infinitesimale dei depositi del teatro, per un vero e proprio museo del costume operistico o museo del Teatro Massimo tout court. La mostra e il bel catalogo, sempre a cura di Gloria Martellucci, potrebbero fare da modello per una futura sistematizzazione e catalogazione di tutto il patrimonio in questione. Un modo per omaggiare gli artisti e gli scenografi e la sartoria del teatro, definita dai professionisti del settore tra le migliori del mondo.

Quello che commuove e colpisce, comunque, a parte la qualità delle opere e dell’allestimento, sono i dettagli, la cura con cui sono state progettate e costruite, e poi allestite, le opere. La cura, cioè l’amore.

 

Andrea Verga

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